Mentre sul trono di Pietro, sedeva Clemente XII (Lorenzo Corsini), a Velletri Maddalena Gagliardi moglie del Conte Camillo Borgia il 3 Dicembre 1731 dava alla luce un maschio che il curato di S. Clemente battezzò col nome di Stefano. Il piccolo venne istradato dal padre, al culto delle lettere e alla passione per l’antiquaria, che sviluppò come vedremo nella raccolta di famiglia iniziata sul finire degli anni ottanta del XVII secolo da Clemente Erminio suo nonno
Dallo zio Alessandro a Fermo
Nel 1740 il piccolo Stefano che aveva appena nove anni viene mandato dallo zio l’arcivescovo Alessandro a Fermo. Qui viene formato allo studio delle lettere e inizia ad occuparsi di storia redigendo la sua prima opera, il Monumento a Giovanni XVI che viene dato alle stampe nel 1750 mentre Stefano diviene membro dell’Accademia di Cortona che due anni più tardi lo elegger suo lucumone. Nel 1751 anche l’Accademia di Fermo fondata dallo zio lo iscrive tra i suoi membri. Nel 1755 lo far anche l’Accademia di Palermo. Completa i suoi studi teologici e nel 1752 consegue la laurea. Il suo corso prosegue con il Diritto Canonico che nel 1757 gli farà conseguire il dottorato alla Sapienza. Assume dopo aver istruito il processo per la sua nobiltà assume l’abito prelatizio e con sommo decoro fu iscritto fra i presuli della chiesa romana.
Da questo almo collegio vengono scelti i Nunzi Apostolici, i pretori della città, i prefetti dell’erario pontificio, i moderatori del governo delle città di S. Pietro, i curatori delle vie consolari, i prefetti dell’annona, ed altri pubblici rettori.
Governatore di Benevento
Nel 1759 Benedetto XIV lo nomina Prefetto dell’Urbe e lo invia governatore di Benevento è questo il suo primo incarico ufficiale preludio di una luminosa carriera fino all’elevazione alla porpora con il titolo presbiterale di San Clemente. Qui non trascura le sue passioni infatti redige e consegna alle stampe le Memorie Istoriche della Pontificia Cittá di Benevento dal secolo VIII al secolo XVIII.
Inizia anche il lungo epistolario, oggi prezioso strumento di studio per capire la complessa personalità dell’illustre veliterno. Promosse e valorizzò l’agricoltura e il grano che sono le risorse della provincia beneventana. Amministrò con parsimonia e diligenza tanto che durante una forte carestia che mise in ginocchio perfino Napoli il suo territorio non ebbe alcun problema distribuendo con saggezza i viveri allontanò dalla città la fame. Con un editto ordinò ai fornai di non vendere pane fresco ma bensì quello che estratto prima dal forno si era indurito. Con questo modo di fare egli arrestò la voracità del popolo, e il desiderio di mangiare pane, senza sottrarre l’alimento necessario per la vita, ma lasciandolo assolutamente immutato. Promosse a Benevento molti restauri di monumenti. Era qui quando a Fermo moriva suo zio Alessandro una perdita che lo colpisce profondamente sono proprio riferite a questo lutto le prime lettere private giunte fino a noi.
Leggendole si tocca con mano il dolore del giovane governatore per la perdita della sua guida morale e spirituale chiede di far stampare una orazione funebre a nome del fratello Riccardo dice di aver fatto celebrare 3660 Messe e di stare organizzando un solenne pubblico funerale. In altre lettere chiede un bozzetto della testa per fare il ritratto dell’illustre Arcivescovo e dice di volerne iniziare la vita.
Viene richiamato a Roma
Nel 1764 Stefano Borgia viene richiamato a Roma per volere di Papa Clemente XIII. Appena arrivato nella città eterna viene nominato segretario della Congregazione per le indulgenze e delle SS. Reliquie.
Il nuovo incarico a cui è chiamato è meno faticoso del precedente, questo gli permette di dedicarsi di più alla sua passione letteraria e pensa ad una monumentale opera ed inizia a raccogliere materiale per realizzare la Storia Nautica della Dominazione Pontificia lavoro che non vedrà mai la luce tanto che Paolino da S. Bartolomeo nella Sinossi dice di aver visto in due volumi il materiale raccolto. Nel 1765 viene iscritto all’Accademia di S. Luca pur non essendo un pittore l’antico sodalizio romano lo accolse per lo zelo con cui seguiva le arti, fu censore dell’Accademia Teologica Romana, nel 1769 pubblica il terzo volume della storia di Benevento. Nel 1770 viene nominato Segretario della Congregazione de Propaganda Fide quest’ulteriore incarico cambiò la sua vita, il lavoro lo assorbe totalmente ma nello stesso tempo studia l’enorme archivio della Congregazione.
Studia facilitato dal suo ruolo il mondo orientale e tramite i missionari incrementa la raccolta di famiglia pubblica nello stesso periodo numerose piccole opere divulgative dei reperti in essa contenuti. Nel 1788 per esplicita richiesta di Pio VI pubblica la Storia del Dominio della Sede Apostolica nei regni delle due Sicilie.
Creato Cardinale
Il 30 Marzo 1789 Stefano Borgia viene creato cardinale col titolo presbiterale di S. Clemente da Pio VI. Dopo l’uscita della sua Difesa del Dominio Temporale della Santa Sede Apostolica nelle due Sicilie in risposta alle scritture pubblicate in contrario cade malato in casa Cambiasi vicino al Quirinale.
Il suo fu un forte mal di petto causato dall’umidità proveniente dal giardino sottostante. Borgia ebbe febbre altissima tanto che il medico personale De Massimi ebbe molto da fare per placarla. P. Paolino da San Bartolomeo gli amministrò il viatico, dopo venti giorni il morbo iniziava a calmarsi. Pio VI dopo la morte del Cardinale Francesco di Carrara di Bergamo gli conferì la sorveglianza su tutti gli orfanotrofi dello stato.
L’occupazione francese e l’esilio
Nel 1797 i contrasti tra la Santa Sede e la Repubblica di Francia divennero più accesi poiché era stato ucciso in una rivolta popolare il Tribuno Duphaut, Pio VI affidò il governo di Roma in questo particolare periodo al Cardinale Stefano Borgia.
Il 20 Febbraio del 1798 il Papa abbandona Roma mentre Borgia ed altri cinque porporati vengono arrestati alle Convertite, non prese niente al momento dell’arresto ma solo una vecchia moneta che aveva comprato per il museo veliterno. Dopo due giorni vennero condotti in un convento di Padri Predicatori a Centocelle e d’allora sia Borgia che gli altri porporati furono isolati. mIl 28 Marzo del 1798 furono liberati a patto che lasciassero lo Stato Pontificio. Stefano Borgia fece vendere molti oggetti della sua camera romana e con il ricavato andò avanti ma non toccò mai il museo di Velletri che protesse sempre cercando di salvaguardarne l’integrità
Padova
L’esilio iniziò in mare su una fragile imbarcazione che lo portò nel porto di Livorno dopo non poche peripezie. A riceverlo alcuni amici e dei mercanti danesi che gli offrirono oro e denari. Borgia non prese nulla confidando che i 300 denari d’argento inviategli dall’amministrazione di casa a Centocelle bastassero per il viaggio verso Padova. Si diresse a Firenze dove visitò alcuni confratelli di sventura e il Museo del Gran Duca D´Etruria. Dalla città gigliata si diresse a Bologna e da qui a Rovigo, durante il viaggio non gli furono risparmiati insulti e vessazioni. Il Cardinale dovette addirittura nascondersi sotto il nome di Abate Borgia per attraversare alcuni gruppi di soldataglia. Ferrara gli fece conoscere la prigione, un soldato avido di denaro lo rapisce per rinchiuderlo in un tugurio.
A Padova poté di nuovo dedicarsi allo studio delle lettere, riprese anche il suo lavoro curando con sollecitudine le Sacre Missioni di tutto il mondo. Il Re di Danimarca gli invia a Padova mille denari d’argento in moneta locale.
Il Conclave di Venezia
Morto Pio VI (Gianangelo Braschi) i Padri Cardinali dovettero riunirsi a Venezia per dargli un successore. Il Conclave fu lungo e duro tanto che dopo tre mesi ancora non c’era l’accordo su un nome. Stefano fu tra i papabili più favoriti tanto che raggiunse i 17 voti. Venne però eletto il Cardinale Luigi Barnaba Chiaramonti che regnò col nome di Pio VII era il 14 Marzo 1800.mIl 29 Giugno dello stesso Festa dei Santi Pietro e Paolo il Papa è di nuovo a Roma e con lui anche il Cardinale Borgia. Il nostro venne messo a capo della Congregazione Economica, venne nominato Prefetto della Congregazione dell’Indice e nel 1802 Prefetto della Congregazione de Propaganda Fide.
Gli ultimi anni
Nel mese di Ottobre del 1804 Pio VII lo invita mediante lettera ad accompagnarlo a Parigi per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte. Accolse l’invito con gioia scrive P. Paolino nella sinossi ma consapevole di non tornare disse bisogna dare la pelle al Papa. Partirono il 3 Novembre con lui oltre Pio VII anche il Cardinale Antonelli, Braschi degli Onesti, Fesch ed altri. Viaggiavano su seggi provvisti di tettoia, Borgia iniziava a soffrire le angustie del viaggio, l’umidità dell´aria fu la sua peggior nemica tanto che a Torino iniziò ad accusare dolori.
Non volle fermarsi ma sopratutto non volle alcun medico. Si portò la malattia addosso fino a Lione, qui cadde malato e fu costretto a mettersi a letto. Intervennero i medici del Papa si tentò di tutto per far scendere la febbre, ma ormai era grave catarro e liquido polmonare gli bloccavano il respiro e la voce era in chiaro pericolo di morte. Pio VII venne informato immediatamente. Muore il 23 Novembre 1804 giorno sacro al Pontefice Clemente I

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