4.3 Bernardo Datti: Madonna con Bambino in trono e i Santi Bernardo, Francesco d’Assisi, Giovanni Battista e un Santo Vescovo nell’apice un angelo annunciante.

 “Rappresenta la Vergine Maria sedente col il Bambino e quattro Santi d’intorno, di molto buono stile ad essa finito creduto di Giotto” così ricordato o anche col nome di Guido da Siena nell’inventario di Camillo Borgia del 1814 al numero 168 della decima classe verosimilmente acquistato dal Cardinale dopo il 1784 visto che non risulta menzionato nell’inventario Becchetti di quell’anno del museo di Velletri.  Anche se non di Giotto in persona come avrebbe voluto il Cardinale, esso doveva degnamente rappresentare nella raccolta veliterna in un coltrittico di Taddeo Gaddi allora creduto opera del fantomatico pittore locale Andrea da Velletri ( Andrea Velletrano) il punto di arrivo del linguaggio giottesco fiorentino. E’ infatti tra i prodotti più alti e significativi di Bernardo Taddi come riconobbero più tardi il Venturi e il Wuff. Doveva far parte di un dittico secondo quando si evince dalla presenza nell’apice circolare di un angelo nunziante che per certo doveva far da pendant ad una Annunciata e l’altro si non ora non ancora identificato. Presentava quasi sicuramente nel campo principale una crocefissione come comprovano il trittico daddesco del Museo Horme a Firenze e quello diviso tra il museo di Nantes e la collezione Thyssen a Madrid entrambi dipendenti dalla nostra anconetta sia nell’assetto compositivo della Madonna e i Santi sia nella foggia assai elaborata e mistilinea dell’arcata superiore. Certo che la Madonna e Santi oggi a Capodimonte con il suo trono alquanto semplificato rispetto a quelle dei tabernacoli coevi del Museo del Bigallo e degli Uffizi ma di grande efficacia decorativa l’abbraccio sereno ed affettuoso della Madre e del Figlio e la sovrapposizione ordinata e colonnare dei Santi tutti elementi per altro mutati dalla tradizione fiorentina del primo terzo secolo dovè rappresentare il prototipo di molti successivi lavori, spesso di qualità più andante della bottega daddesca dai già citati pannelli del dittico di Nantes e del Museo Horme ai trittici entrambi datati 1338 della Galleria Nazionale di Edimburgo







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