APPENDICE DOCUMENTARIA 1.12 LE DONAZIONI Cardinale Francesco Del Giudice Vescovo e Governatore di Ostia e Velletri dal 1724 al 1725

 

Nacque il 7 dicembre 1647 a Napoli, quinto dei quindici figli di Nicolò del Giudice, principe di Cellamare, duca di Giovinazzo, e di Ippolita Palagana. Zio dei cardinale Niccolò Caracciolo (1715) e Niccolò del Giudice (1725). La famiglia Del Giudice era originaria di Genova. Stabilitasi a Napoli durante il XVI secolo, aveva accresciuto le proprie sostanze e si era inserita nell'aristocrazia del Regno.




Francesco come cadetto fu avviato alla carriera ecclesiastica. Grazie all'appoggio politico della Spagna e ai cospicui mezzi finanziari della sua famiglia, compì in curia una rapida ascesa. Sotto Clemente IX ottenne un protonotariato apostolico. Fu quindi vice-legato a Bologna, prima col cardinale Carlo Carafa della Spina, e poi con Lazzaro Pallavicino. Da Clemente X fu nominato chierico di Camera e ottenne il governatorato di Fano. Con Innocenzo XI divenne prefetto dell'annona e, forse, governatore della città di Roma, cosa non ritenuta come certa dai suoi biografi.



Strinse grande amicizia col duca di Medinaceli, Luis Francisco de la Cerda y Aragón, allora marchese di Cogolludo e ambasciatore spagnolo a Roma, e grazie alle sue pressioni politiche e, secondo una fonte contemporanea, col rilasso di 44 mila scudi [1] ottenne infine la nomina cardinalizia. Papa Alessandro VIII lo creò cardinale, nel concistoro del 13 febbraio 1690, e il 10 aprile reguente ricevette la berretta rossa con il titolo cardinalizio di di Santa Maria del Popolo, titolo che mutò con quello di Santa Sabina il 30 marzo 1700. Ricevette gli ordini sacri solo nel 19 dicembre 1691. Partecipò al conclave del 1691, che elesse papa Innocenzo XII.

Durante questo pontificato, come cardinale protettore della corona spagnola, si occupò per alcuni anni degli affari spagnoli davanti al Tribunale di Roma. Ma l'anti-nepotismo di questo papa non gli prometteva grandi promozioni a Roma, così andò in Spagna, all'ombra di Carlo II. Partecipò al conclave del 1700, che vide l'elezione di Clemente XI.






Alla morte del re, alla fine del 1701 fu nominato viceré e capitano generale di Sicilia, con dispensa pontificia del 15 dicembre dello stesso anno. Il 14 gennaio 1704 fu nominato arcivescovo di Monreale, con dispensa per ricevere la consacrazione episcopale da qualsiasi vescovo assistito da altri due o tre vescovi. Fu consacrato, il 10 febbraio 1704, nella Casa Professa dei Gesuiti a Palermo, da mons. José Gasch(ch), arcivescovo di Palermo, assistito da mons. Asdrubale Termini, vescovo di Siracusa, e da mons. Bartolomeo Castelli, C.R., vescovo di Mazara del Vallo. Mantenne comunque il suo ufficio di viceré con dispensa dalla residenza nella diocesi.

Il 2 giugno 1711 fu nominato inquisitore generale di Spagna e consigliere di Stato. Nel 1713 fu pensato per la sede di Toledo, ma non ottenne il sostegno di Melchor de Macanaz, che riuscì a impedire la nomina. Da ciò nacque una profonda inimicizia nei confronti del politico. Insieme con altre opere fu condannato dall'inquisitore generale nel luglio 1714, pur senza nominarlo direttamente, il famoso Pedimento de los 55 puntos, un memoriale di Melchor de Macana, avvocato della Corona, che aveva redatto nel dicembre precedente, memoriale in cui attaccava a fondo vari privilegi e prerogative della giurisdizione ecclesiastica. Il Consiglio di Castiglia protestò immediatamente contro l'atto censorio. È probabile che in tutta la vicenda abbiano avuto un loro ruolo anche le varie lotte fra i personaggi della corte. Il del Giudice, protagonista di una rapida ascesa, doveva aver accumulato più di una inimicizia.

Filippo V di Spagna lo inviò in missione diplomatica in Francia. Si pensa che l'incarico fosse progettato dal re e dalla Orsini per poter colpire l'Inquisizione. L'occasione fu data dall'inasprirsi dei contrasti fra la corte e il rappresentante francese Louis de Brancas, il quale, in modo sempre più aperto, si era messo in urto con J. Orry e con la potentissima Anna de La Tremoille, principessa Orsini. Inoltre a Madrid continuava a serpeggiare il malumore per i trattati firmati a Utrecht (1713) dalla Francia, con Olanda, Inghilterra, Savoia e Portogallo, e si indugiava a concedergli la propria adesione. Del Giudice partì il 30 marzo in tutta fretta, con l'obiettivo di giungere a Parigi prima del Brancas.

Giunse a Parigi il 16 aprile, e due giorni dopo ebbe un primo incontro informale con Jean-Baptiste Colbert, marchese di Torcy. Con Luigi XIV si incontrò ufficialmente il 20 aprile, a Marly; gli presentò le sue credenziali e parlarono essenzialmente della questione del diplomatico francese Louis de Brancas. Il 28 aprile si incontrò di nuovo col re e col Torcy, ma ormai era chiaro che a Parigi non avevano alcuna intenzione di ascoltare le lamentele spagnole. Dopo una intensa attività diplomatica che non portò a nessun risultato il 20 agosto, fu bruscamente richiamato a Madrid. La permanenza del cardinale a Parigi comunque, era divenuta sgradita allo stesso Luigi XIV. Il re invero aveva stima e simpatia per il del Giudice, e lo aveva autorizzato a presentarsi a corte tutte le volte che avesse voluto. Tuttavia il soggiorno dell'inviato spagnolo e i suoi ripetuti incontri col Torcy avevano suscitato le preoccupazioni dell'Inghilterra.



Partito da Parigi il 9 settembre, giunto a Bayonne fu raggiunto dall'ordine di non entrare in Spagna, portatogli dal principe Pio. Il principe, che si incontrò col cardinale il 18 seguente, gli fece sapere che la condizione per poter ritornare a corte era il ritiro o la sostanziale ritrattazione del decreto inquisitoriale. Il cardinale si oppose, e inviò a sua volta a Madrid il nipote, principe di Cellamare, per esporre le sue ragioni e presentare le proprie dimissioni dalla carica di grande inquisitore. Filippo V, nonostante gli interventi di Luigi XIV a favore del prelato, non volle cedere e nel mese di novembre arrivò a proibirgli di rendere omaggio alla nuova regina, Elisabetta Farnese, di passaggio a Bayonne. Il del Giudice non cedette, e nel dicembre il re decise di accettare le sue dimissioni.

Con l'arrivo della nuova regina, Elisabetta Farnese, potè comunqe tornò a Madrid. Tuttavia, finì per inimicarsi la regina e il suo protetto, che in seguito sarebbe diventato cardinale Giulio Alberoni, così nel 1716 fu deposto dalla sua posizione inquisitoria e tornò in Italia.

Tornato a Roma, il 12 luglio 1717 optò per l'ordine dei vescovi e la sede suburbicaria di Palestrina, mantenendo l'amministrazione di Monreale. Ottenne la fiducia dell'imperatore Carlo VI d'Asburgo, che lo nominò suo ambasciatore e incaricato d'affari presso la Santa Sede, mandato che tenne dall'11 agosto 1719 al 1720. Fu anche segretario dell'Inquisizione romana dal 1719 fino alla sua morte.

Optò per la sede suburbicaria di Frascati nel 1721. Partecipò al conclave del 1721, che elesse papa Innocenzo XIII e al successivo conclave del 1724 con l'elezione di Benedetto XIII. Dal 1724 fu prefetto della S.C. di Immunità ecclesiastica fino alla sua morte. In quell'anno divenne decano del Sacro Collegio assumendo la Sede suburbicaria di Ostia propria di quel titolo.

Il 15 febbraio 1725 fu accettata la sua rinuncia alla sede di Monreale, rimase a Roma fino alla morte. Dapprima sepolto nella Città Eterna, le sue spoglie furono trasferite a Napoli, nel pantheon di famiglia nella chiesa del Carmine.

Pianeta

Pianeta in seta viola con ricami a disegno floreale in seta policroma.La pianeta appartenne al cardinale Francesco del Giudice, che fu vescovo di Velletri per un anno e morì il primo ottobre 1725. La borsa e il velo conservano il doppio dritto, che una volta doveva distinguere l'intero parato, viola su un lato in seta rossa e ricami in oro sull'altro 

Pianeta

Risale verosimilmente al 1725, anno in cui Francesco del Giudice fu vescovo di Velletri. La pianeta non è elencata nel catalogo del Museo capitolare della cattedrale di Velletri compilato da Luisa Mortari (Roma 1952)

Calice   

L'opera è stata presa in esame per la prima volta da L.Mortari (Mortari, 1959, p. 46, n. 21) che ne ha identificato il committente, il cardinale Francesco Del Giudice (1647 - 1725), vescovo di Ostia e Velletri e quindi Decano del Sacro Collegio nel 1724 - 1725. Nonostante l'assenza di bolli, l'analisi stilistica avvalora la datazione del primo ventennio del XVIII secolo: le linee curve, gli elementi vegetali trattati in maniera naturalistica, i cherubini, motivi questi legati ad un gusto barocco, ma ripresi in maniera più sobria. Probabilmente il bollo rettangolare con i numeri 800 è da assegnare al verificatore di Genova usato dal 1825 al 1873, come riportato nel repertorio di Donati (Donati, 1989, p. 152, n. 103), per il titolo dell'argento. Essendo posteriore alla manifattura della pisside, è il segnale del probabile rifacimento della coppa



















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