Capitolo secondo - ARCICONFRATERNITE E CONFRATERNITE - 2.1 Chiesa dei Santi Pietro e Bartolomeo

Come abbiamo detto nella nota introduttiva a queste pagine, nel nostro racconto rappresentano un capitolo fondamentale, le confraternite le arciconfraternite che con il loro grande patrimonio di fede e devozione hanno contribuito anche in modo fondamentale alla vita sociale della comunità cittadina assolvendo ad importanti compiti in momenti storici particolarmente dolorosi ma anche negli anni santi accogliendo i tanti pellegrini che sulla via francigena si dirigevano a Roma sulla tomba dei apostoli Pietro e Paolo. Esse si riunivano sotto il patrocinio di un particolare santo protettore ma maggiormente sotto quello della Beata Vergine Maria venerandone insigni immagini nelle singole chiese.


Di origine antichissima fu parrocchia fino al 1583 quando venne concessa ai Padri della Dottrina Cristiana e il suo territorio venne annesso a quelle limitrofe. I frati dopo aver compiuto sulla chiesa una serie di lavori decisero di riedificarla dalle fondamenta e chiamarono per ciò l’architetto veliterno Nicola Giansimoni

La nuova chiesa venne ideata a tre navate con facciata decorata. La chiesa di fattura settecentesca non conserva niente di artistico. Al suo interno ci sono due altari uno dedicato a S. Bernardino da Siena con il quadro di S. Eligio e l’altro a S. Filippo Neri, mentre sull’ altare maggiore troneggia una bella tela della Madonna tra  Santi titolari. Con l’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’ Italia i Dottrinari dovettero lasciare il Convento e la Chiesa che venne concessa all’ Arciconfraternita di Maria SS.ma del Gonfalone che ancora oggi vi ha sede. 

Durante danneggiata dalla seconda guerra mondiale venne ostinatamente tenuta aperta dai pochi confratelli rimasti tra essi ricordiamo Augusto Montagna e Francesco Bianchini. Essi nonostante l’impoverimento materiale e spirituale del sodalizio sono riusciti a non far disperdere il grande patrimonio di fede e tradizione che da secoli custodivano. La chiesa dovettero attendere anni prima di vedere partire i necessari interventi di restauro che potessero vedere cicatrizzate le ferite della guerra.  Nel 1981 la Confraternita supportata da un comitato cittadino con il contributo della Banca Popolare del Lazio riuscì ad eseguire i primi interventi necessari ad arrestare il pauroso   del timpano dalla facciata e a ricomporre l’intera orditura del tetto. Nel 1988 Mons. Fernando De Mei a sue spese fece rifare i transetti laterali. 

Il maestro Tullio Cipollari mise a disposizione la sua abilità artigianale per il recupero degli stucchi interni. Nel 1985 l’architetto Lamberto Zaccagnini disegnò le nuove finestre della navata centrale ripristinate a cura della Confraternita.  Nel 1994 sono partiti i lavori a cura della soprintendenza che hanno visto il recupero totale della chiesa riaperta al culto nel 2001 il giorno dei Santi Pietro e Paolo






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