1:3 CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MARTINO


Lungo il Corso della Repubblica, tra il comando della Polizia Locale e il Palazzo Toruzzi – Romani si trova la bella Chiesa di S. Martino opera dell’architetto veliterno Nicola Giansimoni, retta dal 1617 dai Chierici Regolari di Somasca chiamati a Velletri dal Cardinale Anton Maria Gallo.Una bolla del Pontefice Alessandro II data nel 1065 la cita come presbiterale con chierici. Divenne parrocchia intorno al 1483 quando andò in rovina la chiesa della Madonna della Portella. Dalla quale venne traslata a S. Martino la tavola della Sacra Famiglia con una solenne processione a cui partecipò il Cardinale Giuliano Della Rovere (il futuro Giulio II) appena nominato Vescovo d’ Ostia e Velletri. Dell’ antica struttura non restano che pochissime tracce. Padre Andrea Sofia nelle sue “annotazioni” ci riferisce che la Chiesa aveva un altare tipo quello di S. Clemente cioè una tribuna coperta da cupola e su di esso era posta la Sacra Famiglia proveniente dalla Portella. La detta tavola venne tolta dall’altare maggiore per far posto alla Madonna con il Bambino fatta dipingere da Antoniazzo Romano per volontà testamentaria di Donna Agnese da Castelluzio. Era il 1491. Secondo Padre Sofia la Madonna venne tolta dalla tribuna per far posto al tabernacolo marmoreo per il SS.mo Sacramento era l’anno 1547. 

Nel 1569 D. Marco Ciampone accolse la Compagnia di S. Rocco proveniente dalla Chiesa di Santo Stefano e il 25 Febbraio dello stesso anno con istromento del notaio Ottaviano della Porta la eresse in Confraternita dandole il titolo della Carità. Al nuovo sodalizio fu assegnato l’altare sotto l’organo dove era posta la già citata Madonna con il bambino di Antoniazzo Romano che il popolo prese a chiamare in virtù del titolo della Confraternita Madonna della Carità. D. Giovanni De Rubeis nel 1616 rinuncia alla parrocchia per consentire l’ingresso a Velletri dei Chierici Regolari di Somasca chiamati dal Cardinale Anton Maria Gallo. La Parrocchia venne loro concessa da Paolo V con propria bolla del 28 Novembre 1616 e vi presero canonico possesso il 21 Aprile 1617. Essi organizzarono le prime scuole a Velletri con metodi didattici in uso nei loro collegi. Per avere maggiore disponibilità di locali acquistarono dalla Confraternita il piccolo ospedale costruito vicino a S. Martino pochi anni prima. La chiesa all’ arrivo dei Somaschi era in pessime condizioni, furono fatti alcuni lavori per ridarle prestigio e decoro. Nel 1621 viene eretto l’ altare dell’ Angelo Custode e pochi anni dopo viene affidato a Nicola Giansimoni veliterno il progetto di ricostruzione dell’ intero edificio. 

Durante i lavori venne alla luce un prezioso affresco della Madonna con Bambino attribuito a Mastro Cola che venne appellato col titolo di Madonna Regina Pacis. La nuova chiesa venne consacrata il 7 Febbraio 1779 dal procuratore generale P. Giacomo Pisani senza la facciata che venne realizzata nel 1820 da Matteo Lovatti. Nel 1899 fu eretto l’altare maggiore d’ impianto monumentale con preziosi marmi su disegno di Enrico Pascetti. Nel 1779 viene posta nel catino dell’abside la splendida tela di Anton Maria Garbi che rappresenta S. Martino nell’atto di resuscitare un morto. Nel 1817 arriva la tavola della Madonna dell’Orto che viene posta sull’ altare dove fino al 1815 era posta la Madonna della Carità.

Nel 1827 Vincenzo Vita decorò la cupola mentre P. Massetti somasco dipinse quattro figure simboliche ai lati dell’altare maggiore scomparse ad inizio secolo. Nel 1856 viene completata la decorazione con i quattro evangelisti della cupola. Danneggiata dai bombardamenti dell’ultima guerra, venne restaurata e riaperta al culto grazie all’azione del parroco Padre Italo Laracca, azione continuata poi dai suoi successori che oltre a curare l’edificio di S. Martino hanno eretto due cappelle nella campagna della parrocchia quella dei Santi Girolamo e Luigi a Malatesta e quella di Santa Chiara alle Corti. Nell’immediato dopoguerra riveste un ruolo fondamentale per la gioventù veliterna la nascita della Casa dell’Orfano S. Girolamo Miani dove vennero ospitati molti di quei ragazzi rimasti senza genitori durante la guerra. Nel 1948 arriva a Velletri come vice parroco di S. Martino 

Padre Luigi Laracca che si dedica con rara dedizione alla cura della campagna dove ha eretto numerose edicole mariane e dove organizzava due processioni una alle Corti e una a Piazza di Mario. Si può tranquillamente dire che i ragazzi della Casa dell’Orfano sono stati i figli di tutti gli abitanti della campagna di S.Martino che non hanno mai negato a Padre Luigi verdure – uova – o altro per garantire ad ogni uno di loro un congruo pasto. Sempre grazie al Padre Luigi nel 1957 è stata organizzata per la prima volta la processione del Cristo Morto che fino al 1999 ha rappresentato l’espressione del Venerdì Santo a Velletri. Nonostante il mutare dei tempi e delle circostanze, i Somaschi anche se con molte difficoltà dovute alla sempre più forte carenza di vocazioni continuano a diffondere il carisma di S.Girolamo tra la popolazione veliterna. Negli ultimi anni sono nate realtà che oggi sono determinanti nel fronteggiare le continue emergenze sociali come l’Associazione S. Girolamo Miani onlus e il Progetto Carletto che continuamente insieme con le istituzioni cercano di portare conforto a chi a loro si rivolge.



Scrive Bonaventura Teoli «Tra le chiese demolite dentro la città v'è quella di S. Maria di Portella, vicino al Mattano, chiamata anche la Madonna della Valle e nel MCDXXIX si trova che fosse parrocchiale con rettore e chierici. Da questa Chiesa fu trasportata in questa di S. Martino la devotissima Immagine di Nostra Signora che fu posta nella Tribuna di questa chiesa. La storia di questa tavola raffigurante la Madonna è alquanto confusa. Le notizie che possiamo conoscere ce le ha lasciate scritte il diligentissimo P. Sofia, parroco per 10 anni (1639-1649) di S. Martino, raccolte nel suo voluminoso manoscritto. Ne diamo un riassunto:
«L'8 dicembre 1412 o 1417, quest'Immagine stava già nella Tribuna dell'Altare Maggiore di S. Martino, e dopo vari spostamenti vi fu rimessa nel 1664. L'Arciprete ed i Beneficiati dell'epoca, concessero il quadro a Don Angelo Velli che lo collocò nella cappella della Concezione da lui costruita, e dove rimase fino al tre maggio dell'anno 1484. Il quadro poi fu tolto da questa Cappella, perché sembra che ivi vi fosse messo il Battistero, e fu collocato a sinistra della Tribuna della Chiesa. L'immagine era veneratissima, e in una solenne processione, partecipò anche il Cardinale Giuliano della Rovere, Vescovo di Velletri» 
Il Cardinale, dopo la celebrazione della Messa, lasciò in dono alla Chiesa i sacri paramenti, ed in seguito mandò da Roma un lampadario d'argento con quattro candelieri e croce di auricalco. La tradizione vuole che una pianeta esistente a S. Martino sia quella usata dal detto Cardinale. I sacerdoti di S. Martino, per riconoscenza, inviarono al Cardinale una copia della detta Immagine fatta dipingere da Mastro Lazzaro.
Nel 1509, una nobildonna, tale Petretta, migliorò l'altare e Antonio Santopadre col consenso di sua moglie Trusolina Pietromarchi 
lasciò tutti i suoi beni, incaricando Antonio Astolfi detto «Cappone» di ornare di marmo lo stesso Altare apponendovi questa epigrafe «hoc opus fieri feci: Antonius Mattias Santi Patris de Velitris. Anno MCVIII» L'Altare fu tolto nel 1526 perché diruto, e la tavola fu posta su un altro Altare dedicato poi al S. Cuore. Nel 1633 fu abbattuto l'orna- mento marmoreo di questo altare e ne fu costruito un altro di stucco dorato. Il quadro vi rimase fino al 1644 perché ricollocato nuovamente sull'Altare Maggiore dove era stato fino al 1526, e fu sostituito l'Immagine di S. Domenico. Di questo spostamento si lamentarono i Confratelli della Carità perché dicevano che l'Immagine veniva posta in troppa evidenza, per cui la devozione alla Madonna della Carità, veniva diminuita!
La Madonna della Portella, fu chiamata anche «la Madonna della Sanità» e con questo titolo fu Patrona dei fabbri-ferrai, che nel iorno di S. Eligio facevano cantare la Messa ed i Vespri. Anche i falegnami l'ebbero Patrona e nel giorno della festività della Presentazione, 21 novembre, ne ricordavano il titolo della «Sanità» e i Priori della Città in questo giorno portavano in dono due libbre e mezza di cera. Il 26 luglio 1440, Antonella, moglie di Cicco Marchese, fece dono di tutti i suoi beni e Trusolina Pietromarchi nel 1526 fece testamento in favore della Madonna della Portella.
In seguito, forse nella rifabbrica della Chiesa nel 1772, il quadro fu posto sull'Altare ora del SS. Crocefisso. Anche da questo altare in un’epoca non nota, forse alla fine dell'800, fu tolto, ed io nel 1915 lo trovai in una camera della nostra Casa religiosa.
Finalmente il 19 novembre del 1939 il Padre Italo Laracca fece costruire una graziosa Cappellina rivestita di marmo di Trani dove l’immagine venne posta in venerazione fino a quando venne spostata per fare posto al presepe al Battistero da dove fu trafugata e mai ritrovata. Nel 2000 il Prof. Roberto Guidi ha realizzato una copia della Sacra Immagine sulla scorta delle testimonianze d’archivio che è stata rimessa nella cappellina realizzata come abbiamo detto nel 1939. 






Durante i lavori di ricostruzione della chiesa di San Martino affidati all’ architetto Nicola Giansimoni, nel togliere il vecchio calcinaccio del muro della Tribuna dell’Altar Maggiore, fu scoperto - era il 12 aprile 1774 un affresco, discretamente conservato, che a prima vista sembrò subito di antichissima data. Nel manoscritto del P. Sofia a pag. 761 scrive Padre Italo Mario Laracca nella sua monografia sulla chiesa di San Martino si legge che nel 1308 «facta fuerat Pictura Tribunae huius Ecclesiae per Colam registri Pictorem ut antequam dealbaretur visum est». Infatti, si dice che questa pittura sia del Maestro Cola.
Sparsasi la voce del ritrovamento di questa sacra Immagine moltissimi fedeli, tra i quali alcuni malati, accorsero a S. Martino per implorare grazie.
Il P. Campi narra che in questa occasione un certo «Roberto di Pietr' Antonio da Velletri, infermo in letto dal passato giovedì grasso, spasimante di sciatica, ed incapace al moto, avendo inteso lo scopri- mento accaduto, fattosi condurre in Chiesa, pregò con gran fervore la Vergine, e se n’è partito risanato affatto dopo di avervi lasciato un rocciolo (sic) con meraviglia di tutti». L’affresco rimase al suo posto fino al 1961, quando per interessamento della Prof. L. Mortari, fu restaurato dalle Belle Arti. Attualmente è conservato nei locali della Casa religiosa di San Martino. 
Il titolo di Regina della Pace, gli venne dato perché il suo ritrovamento segnò la riconciliazione tra le monache che erano in quello che è oggi il comando dei vigili urbani e i padri somaschi ne diamo un breve riassunto: La lite fu causata dal fatto che avendo i PP. Somaschi gettato il primo pilone per le fondamenta della Chiesa, nella parte dell’ingresso a mano destra contiguo al vecchio diroccato campanile, il pilone sprofondò paurosamente. L’architetto Giansimoni ed altri Periti fecero subito un accurato sondaggio e si venne a conoscere che le Monache, negli anni precedenti, avevano scavato una grotta, per uso pozzolana, di una discreta lunghezza, internandosi sotto la chiesa di S. Martino.
Fatte le dovute rimostranze, fu necessario purtroppo, istituire il giudizio contenzioso avanti Mons. Vegliaroli, allora Vicario generale della Diocesi di Velletri. La grotta si estendeva in lungo per parecchio spazio, sì da toc- care tutta la facciata della Chiesa e oltre. Il Padre Campi ritiene provvidenziale e quasi miracolosa l’idea di intraprendere con urgenza i lavori, perché buona parte del muro della Chiesa era sospesa sul vuoto, con grave pericolo di un crollo funesto.
La lite durò a lungo, perché le Monache non volevano riconoscere il proprio torto e di essere causa, sebbene involontaria, di gravi danni. L’evidenza dei fatti però palesava chiaramente dove stava la ragione, e finalmente prevalse il buon senso. Dopo varie vicende, si venne ad un accomodamento; le Monache concorsero a riparare i danni, con la costruzione di un muro di sostegno e con la sistemazione del vuoto della grotta, per cui si poterono gettare i piloni.  Così con soddisfazione di tutti si fece la desiderata pace. Coadiuvò a la sistemazione dei piloni per le fondamenta, il P. Barberis della Dottrina Cristiana, filosofo ed eccellente geometra, il quale fu di grande aiuto anche per la definizione della lite, in modo particolare per la parte tecnica.



Arrivata a San Martino nel 1817, venne posta sull’altare da dove un anno prima venne tolta per essere portata a Santa Apollonia la Madonna della Carità, essa proviene dalla Chiesa di Santa Maria dell’Orto. Moto venerata dalla popolazione veliterna. Dopo il furto della Madonna della Portella venne posta in sicurezza, nel 2000 è stata concessa al Museo Diocesano pur rimanendo di proprietà della Parrocchia.
Nel 1917 venne solennemente celebrato il primo centenario della sua presenza a San Martino Fu distribuito ai fedeli un manifesto di circostanza, e fatta una stampa della venerata Immagine. Il triduo solenne predicato dal Rev.do P. Benedetto dei Predicatori; i nostri alunni (era presente anche lo scrivente) hanno cantato le litanie in musica. Il giorno della festa, scelta musica fu eseguita dai cantori venuti espressamente da Roma. La Messa fu cantata dal Rev.mo Canonico Ricci penitenziere, in mancanza di un Vescovo, il quale, invitato, all'ultima ora per telegramma ci fece sapere che non poteva venire. La festa riuscì assai bene, e lasciò in tutti i fedeli, accorsi in gran numero, la più gradita impressione.
Aggiunse la solennità alla festa la I Comunione di 18 fanciulli della Parrocchia. Ricorrendo la festa nella Domenica di Passione, e non essendo possibile cantar la Messa della Madonna, il P. Vincenzo Cerbara diede un appunto ad una persona influente in Vaticano, la quale presentò il biglietto direttamente al Papa Benedetto XV, che benevolmente e democraticamente diede il permesso scrivendo sullo stesso biglietto.
I PP. Somaschi di S. Martino a Velletri domandano al Santo Padre il permesso orale ed urgente di celebrare la Messa Solenne della Madonna il 25 Marzo ricorrendo in quel giorno il Centenario del quadro artistico ed antichissimo della SS.ma Annunziata che si venera nella loro Chiesa e con grande devozione del popolo.
Il Papa scrisse:
«Annuimus, sed tantummodo pro Missa sollemni 18-III-1917. Benedictus PP. XV


Nel 1948 arriva di famiglia a Velletri come Vice parroco del fratello Italo, Padre Luigi Laracca. Il giovane religioso si assume la cura pastorale della campagna della parrocchia di San Martino dove svolge un proficuo e fecondo aspostolato fino alla sua scomparsa avvenuta il 17 Aprile del 1978. Fu del Padre Luigi l’idea di istituire a Velletri la processione del Cristo Morto che si svolse la prima volta nel 1957. Proprio per questa occasione fece realizzare questa bella statua lignea dell’ Addolorata che veniva portata in processione insieme con quella del Cristo Morto.




Trasporto
 della Santa Casa di Loreto cappella Toruzzi

Il lato sinistro è chiuso dall'Altare della Madonna di Loreto Que- sto altare aveva un tempo colonne di gesso ed altri ornamenti; fu di Iuspatronato della Famiglia Toruzzi a cui fu concesso dai PP. Somaschi il 6 giugno 1660. Orazio Toruzzi vi lasciò un censo che fu estinto il 5 febbraio 1691. Vi era un simulacro della Madonna di Loreto e come sottoquadro un Immagine di S. Francesco Saverio. Conserviamo lo stemma della famiglia Toruzzi. L’Altare è di marmo rifatto nel 1953 da Americo Di Vito, per il XXV di Messa di P. I. Laracca.
Vi è un grande stucco della Santa Casa ad altorilievo: un gruppo di Angeli tra le nubi trasportano nel cielo la S. Casa sul cui tetto sta seduta la Vergine che tiene in braccio il Bambino.
Mediocre opera della fine del sec. XVII.L'11 febbraio 1657 Ottavio Toruzzi vi eresse una Cappellania. Poi alla detta Cappellania ne fu unita un’altra il 23 giugno 1705 da Giuseppe Toruzzi per adempiere la volontà di Lorenzo e Ottavio Toruzzi. Anche Dorotea Attiveri de Torutiis lasciò un legato pio il 16 ottobre 1686. Caterina Pontucci il 9 febbraio 1660 lasciò SS. Messe, così pure Margherita Federica di Monticelli il 27 novembre 1636. A quest’altare v’è come sotto quadro una bella tela raffigurante S. Giuseppe che sorregge il Bambino Gesù; è opera del pittore veliterno Aurelio Mariani, eseguito nel 1937 per sostituire l’antico di poco pregio.



La Madonna di Pompei dono del Beato Bartolo Longo

La bella immagine della Madonna è posta come sotto quadro all’altare di Sant’ Anna essa fu donata al beato Bartolo Longo alla famiglia Sneider e questa la donò a S. Martino al P. Vincenzo Cerbara; il quale iniziò la pia pratica dei «Sabati di Pompei».






Nessun commento:

Posta un commento