APPENDICE DOCUMENTARIA 1.10 LE DONAZIONI Cardinale Costantino Patrizi Vescovo e Governatore di Ostia e Velletri dl 1870 al 1876

Nacque a Siena dove i genitori si erano rifugiati da Roma per sottrarsi alla Repubblica romana. Fu battezzato con il nome di Costantino il 12 settembre dello stesso anno. I genitori erano il marchese Giovanni e la moglie Cunegonda, figlia del principe Saverio di Sassonia. Costantino era pronipote del cardinale Benedetto Naro.



Frequentando il Collegio dei Protonotari di Roma ottenne la laurea in utroque iure. Nel 1819 venne ordinato presbitero e subito dopo fu assegnato al rango di reggente del tribunale della Penitenzieria Apostolica; fu quindi nominato prelato domestico di Sua Santità e uditore di Rota.

Fu preconizzato per la carriera diplomatica e nel 1828 papa Leone XII lo nominò arcivescovo della sede titolare di Filippi. Fu consacrato vescovo il 21 dicembre di quell'anno nella chiesa romana di Santa Caterina da Siena dal cardinale Carlo Odescalchi, prefetto della congregazione per i Vescovi e i Regolari, assistito da Lorenzo Mattei, patriarca titolare di Antiochia e da Daulo Augusto Foscolo, arcivescovo di Corfù.

Poco prima della morte di Leone XII, questi lo volle nunzio apostolico presso il Granducato di Toscana, ma la morte del papa impedì al prelato di assumerne fisicamente la carica. Fu Gregorio XVI a volerlo nella ristretta cerchia dei suoi collaboratori, nominandolo nel 1832 maggiordomo e prefetto dei Palazzi apostolici. In questa veste riordinò musei e gallerie della Casa pontificia e ne riformò le cerimonie.

Nel 1834 il papa lo scelse come cardinale in pectore, nel concistoro del 23 giugno 1834, nomina resa pubblica l'11 luglio 1836. Ricevette il 14 luglio di quell'anno la berretta cardinalizia e il 21 novembre il titolo presbiterale di san Silvestro in Capite.

Nel 1839 assunse la prefettura della congregazione per i Vescovi e i Regolari e dal 1841 fu Vicario Generale di Sua Santità per la Città di Roma e Distretto, carica che ricoprì sino alla morte. In questa veste ebbe modo nel suo lungo vicariato di consacrare come vescovi più di cento presbiteri. Come vicario di Roma il 31 gennaio 1842 battezzò con i nomi di Alphonse-Marie, Ratisbonne e il 3 giugno in una pubblica cerimonia emise il decreto confermante l'autenticità della conversione al cattolicesimo del ricco ebreo verificatasi per intercessione della santissima vergine Maria.


Nel 1845 divenne arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore. Partecipò al conclave del 1846 nel quale venne eletto papa il cardinale Giovanni Maria Mastai Ferretti che prese il nome di Pio IX. Nel 1848 assunse la sede suburbicaria di Albano e dal 15 marzo 1852 al 7 marzo dell'anno seguente fu camerlengo del Collegio cardinalizio.

Nel 1854 divenne prefetto per la Sacra Congregazione dei Riti; in tale veste fu il principale fautore della diffusione dei culti e devozioni della restaurazione cristiana del XIX secolo. Al suo contributo determinante si deve l'ascesa agli altari di santa Margherita Maria Alacoque, san Leonardo da Porto Maurizio, san Paolo della Croce e dei santi martiri giapponesi. Fu pure sostenitore del culto al Sacro Cuore di Gesù che contribuì a diffondere nella Chiesa.



Nel 1860 assunse il segretariato della sacra Congregazione della Romana e Universale Inquisizione, carica che tenne sino alla morte. Nello stesso anno divenne Vice decano del Sacro Collegio assumendo la sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina che resse sino al 1870, quando divenne decano del Sacro Collegio e passò alla sede suburbicaria di Ostia e Velletri, propria di quel titolo.

Morì a Roma il 17 dicembre 1876. La sua salma fu esposta nella chiesa romana di Sant'Apollinare e sepolta nella cappella di famiglia nella chiesa della Natività di via Nomentana a Roma. La cappella fu demolita nel 1902 e sostituita dalla Chiesa parrocchiale di San Giuseppe a via Nomentana. Le sue spoglie furono trasferite nella patriarcale basilica lateranense.

Piviale

Il piviale apparteneva verosimilmente al cardinale Costantino Patrizi che fu vescovo di Velletri dal 1870 al 1876. Il parato non è menzionato da Luisa Mortari nel suo libro "Il Museo capitolare della cattedrale di Velletri", Roma 1959

Calice 

La base del calice polilobata è divisa in sei spicchi decorati dalle figure sedute dei sei apostoli. Il fusto, interrotto da un rigonfiamento a bulbo, è decorato da piccole losanghe di mosaico. La base della coppa è decorata da palmette e fregi che collegano sei mandorle che a loro volta incorniciano figurine di profeti dell'antico testamento

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