Stefano Borgia nacque in una famiglia patrizia di Velletri, imparentata alla lontana con i più noti Borgia che diedero i natali a Papa Alessandro VI e a San Francesco Borgia, da Camillo Borgia e Maddalena Gagliardi. Fu guidato, nei suoi studi, dallo zio Alessandro (1682-1764), che lo condusse con sé a Fermo, dove era arcivescovo. Fin dalla giovinezza Stefano manifestò inclinazione per lo studio della storia e amore per le testimonianze delle antiche civiltà, tanto che, a soli diciannove anni di età, fu accolto all'Accademia Etrusca di Cortona.
Fu chiamato a ricoprire importanti cariche nello Stato Pontificio. Papa Clemente XIII lo nominò governatore di Benevento (1759), poi nel 1764 segretario della Congregazione delle indulgenze, e nel 1770 segretario di Propaganda Fide, uffizio che gli permise di acquisire nuovi reperti archeologici con l'aiuto di missionari. Nel 1789 divenne cardinale prete di San Clemente e nel 1792-93 fu camerlengo. Nel periodo dell'invasione francese di Roma (10 febbraio 1798) era governatore di Roma; il 15 febbraio 1798, giorno della proclamazione della I repubblica romana fu arrestato; rilasciato poco dopo, riprese i suoi studi e l'attività di collezionista. Si recò da Pio VI a Valence e si prodigò per creare un corpo di missionari per la predicazione del Vangelo in Asia e in Africa. Massone, fu membro di una loggia romana che si riuniva in via della Croce, il cui maestro venerabile era il cardinale Delci. Come cardinale partecipò a Venezia al conclave del 1800 nel quale fu eletto Papa Pio VII. Collaborò poi con Pio VII nella riorganizzazione dello Stato Pontificio, devastato dall'invasione francese e dall'intervento napoletano. Nel 1801 fu nominato Rettore del Collegio Romano, e nel 1804 si accinse ad accompagnare Pio VII in Francia per incoronare imperatore Napoleone; giunti a Lione, il cardinale Borgia si ammalò e morì. Le sue spoglie mortali riposano nella Basilica Cattedrale di San Clemente I P.M. in Velletri.
| Il calice appartenuto al Cardinale Stefano Borgia |
Il calice
La base circolare con palmette e palline. Collo del piede con tralcio di foglie di vite sostenuto da coccarde. Nodo ovoidale con palmette stilizzate e corone stilizzate. Sottocoppa lavorata a traforo, che presenta un tralcio di vite con gli Strumenti della Passione
L'opera è stata presa in esame per la prima volta da L. Mortari (L. Mortari, 1959, p. 47, n. 25) che ha identificato il committente, il cardinale Stefano Borgia di Velletri (1731 - 1804) e, dai due bolli, l'argentiere Vincenzo Coaci. La datazione tra il 1783 e il 1794 è confermata dai bolli dell'argentiere, dal bollo camerale che li accompagna, e da un calice di argento dorato, conservato presso il Museo del Tesoro della Cattedrale a Genova, firmato da Coaci e datato al 1791 (Il Museo del Tesoro, 1969, tav. XLII). La Mortari afferma che il calice era conservato in un astuccio di pelle rossa e oro con il medesimo stemma, di cui ora non c'è traccia. Non viene considerato il bollo a losanga (R""T), sul bordo della coppa, identificato invece come appartenente all'argentiere Roberto Tombesi (1815 - 1822, in Bulgari Calissoni A., 1987, n. 1034). La presenza di due argentieri, operanti in due periodi diversi, si spiega con il cambio della coppa del calice probabilmente per usura. La data della committenza è stata ristretta fra la nomina del Borgia a cardinale, in quanto lo stemma è accompagnato dal cappello cardinalizio con dieci nappe, e la morte dell'argentiere Coaci
Pianete
Citata per la prima volta da C. Amati, la pianeta è stata presa in esame da L. Mortari che ha identificato dallo stemma il committente, il cardinale Stefano Borgia di Velletri (1731-1804). L'esecuzione raffinata lega la pianeta e la borsa ad una manifattura e a dei ricamatori romani; il gusto dei motivi piccoli e poco invasivi, che valorizzano, più che coprire il fondo, datano la pianeta al XVIII secolo, più precisamente dopo il 1789, anno dell'elezione a cardinale del Borgia, dopo la quale egli adottò il cappello cardinalizio a dieci nappe associato allo stemma
Questo bellissimo parato, abbastanza raro, dove il ricamo in seta e oro è alternato con decorazioni dipinte a succo d'erba, risale agli ultimi decenni del secolo XVIII lo stemma di Stefano Borgia è impresso sulla pianeta
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