Bonaventura Teoli quando scrive il suo Teatro Historico nel 1644 era da poco tempo che si festeggiava la Madonna il primo Sabato di Maggio eppure scrive che una grande mole di forestieri venivano a pregare la Madonna nella sua Cappella. Il primo a far uscire da Velletri il culto della Madonna delle Grazie fu Mons. Giovanni Carlo Antonelli uomo di spirito e di Lettere e Vescovo Suffraganeo di Velletri, nel suo Riflessioni e Preghiere per le Sette Principali Feste della Madonna antepone un breve cenno storico sul Santuario. Lo segue Mons. Stefano Borgia che in occasione del primo centenario dell’incoronazione pubblica con un sunto storico sulla Sacra Immagine le omelie sul Regno di Maria dello zio Alessandro.
Anche i soldati di stanza a Velletri portarono nelle terre d’origine la devozione alla Madonna delle Grazie. Nel 1770 Mons. Borgia Segretario de Propaganda Fide fece andare in ogni parte del mondo attraverso i suoi missionari la Sacra Immagine accompagnata da una breve presentazione nella lingua locale. Nel Museo di Casa Borgia c’era una copia in vetro della Madonna lavorata in Cina.
8.14 Quel 26 Agosto 1806
Il 26 Agosto 1806 un violento terremoto scosse per 28 secondi la nostra città. Immediato fu il ricorso alla gloriosa intercessione della Madonna delle Grazie non ci furono vittime solo qualche danno alle cose. Dopo un’ora si ripete la scossa di intensità minore e meno spaventosa. La popolazione si riversò tutta nella Cappella della Madonna; si decise scrive il gesuita anonimo di fare un triduo e una processione che riuscì tanto devota. Oltre a parteciparvi il clero, la magistratura, la nobilità e le milizie cittadine, vi prese parte anche un buon numero di soldati francesi, che qui stanziavano i quali procedettero così composti che eccitarono a lacrime di tenerezza.
Il nobile veliterno Nicola Cesaretti ebbe l’idea di realizzare una nuova macchina per portare in processione la Sacra Immagine raccolse 1.700 scudi. La macchina è quella che ancora è in uso. Il Consiglio Comunale decise di dare uno speciale attestato di gratitudine verso la Madonna per lo scampato pericolo. Un’ altra seduta consiliare che trattò lo stesso argomento si trova l’11 Settembre dello stesso anno quando venne indetto un vero e proprio referendum popolare tramite i parroci per conoscere la volontà della popolazione affinchè la Vergine venisse dichiarata protettrice e Patrona di Velletri e che si facesse voto di digiunare in perpetuum il giorno precedente la festa.
La risposta fu plebiscitaria che Pio VII confermò con un suo rescritto del 3 Gennaio 1807.Il consiglio comunale istituì la Festa del Patrocinio della Madonna delle Grazie ogni anno il 26 Agosto. La prima edizione nell’Agosto del 1807 riuscì solennissima vi prese parte il neo cardinale di Velletri Leonardo Antonelli che da S. Martino dove attese la Madonna portata processionalmente per la città accompagnò la Regina di Velletri fino in Cattedrale.
Per la prima volta la processione arrivò fino al monastero di S. Chiara e venne ad uscire alla Madonna del Buon Consiglio a Porta Romana. Prima del 1807 faceva il giro breve intorno alla Parrocchia di S. Clemente fino alla Chiesa della Trinità
8.15 Gregorio XVI a Velletri
Nel 1839 Gregorio XVI tornò nuovamente a Velletri, in quel periodo grazie all’Arciprete del Rev.mo Capitolo Luigi Landi Vittori il Santuario della Madonna delle Grazie era stato riportato agli antichi splendori quale forma di ringraziamento per lo scampato colora nel 1837.Venne rifatto l’altare sostituendo l’antico in legno con quello che oggi vediamo, vennero rifatti anche gli altarini laterali dove si lasciò un posto vuoto L’arciprete chiese al Papa i corpi di due Sante Vergini e Martiri delle catacombe romane per essere collocate a gloria della Vergine sotto i detti altari dedicati a S. Giuseppe e a S. Nicola.
Gregorio annuì benignamente e per una sollecita realizzazione venne interposta la persona autorevole di Mons. Alessandro Macioti veliterno che in quel tempo dimorava a Roma ricoprendo l’alto ufficio di Sotto Datario di S.R.C e che poi fu Arcivescovo di Colossi e Nunzio in Svizzera.
8.16 1840: Gregorio XVI al Santuario: la donazione delle Santarelle
Papa Gregorio XVI aveva ordinato fin dai primi tempi del suo pontificato l’esecuzione di scavi nelle catacombe di Roma affidandoli a valenti architetti. Lavori del genere furono eseguiti nel 1834 nel cimitero di Callisto in Via Appia ed altri in quello di Priscilla sulla Salaria. Furono in questa occasione scoperti numerosi corpi di martiri che dopo la ricognizione canonica furono messi sotto la vigile custodia dei Sacri Palazzi Apostolici. Mons. Macioti quindi nel 1839 chiese al Sagrista dei Palazzi secondo il beneplacito papale e l’approvazione del Card. Pacca i corpi di due fanciulle martiri rinvenuti di recente per essere collocati nella Cattedrale veliterna. Mons. Castellani si affrettò ad esaudire il desiderio dell’insigne prelato e prese dal Cimitero di Priscilla il corpo di una fanciulla ritrovato il 10 Gennaio 1839 con l’ampolla del sangue di anni sei e mesi otto e di nome Annia Prima, mentre dal Cimitero di Callisto prese Gerontide di anni nove. Mons. Macioti scrisse immediatamente a Mons. Landi Vittori la seguente lettera:
Gentilissimo Sig. Arciprete Roma 29 Luglio 1839
Non ho dimenticato le premure che Ella mi fece di avere due corpi di Sante Martiri per collocarli sotto i piccoli Altari delle due Cappellette che sono nella Cappella della Madonna delle Grazie. Ne ho fatto a tempo debito la domanda, ed ho avuto in dono i corpi di S. Annia di proprio nome con l’ampolla e lapide di marmo portante questa iscrizione
ANNIA.PRIMA.
QVE VXIT.ANNIS SEX. MENSES. VIII.
DEPOSITIO. V.ID. IVLIAS:
e di S. Gerontide egualmente con ampolla e lapide di marmo portante l´ iscrizione GERONTIDE con sotto una colomba che porta un piccolo ramoscello in bocca. Sono queste due martiri di tenera età, poiché tanto l’una che l’altra hanno vissuto sette anni circa: ma per due piccoli altari mi sembrano adatte. Io pertanto intendo farne dono alla Basilica cui ho appartenuto, ed attendo un suo cenno perché conoscer possa a chi debbo consegnarli; seppure Ella non vorrà farli vestire qui in Roma, ciò che a mio credere sarebbe miglior partito.
Mi raccomandi al Signore e mi creda sempre
aff.mo obbl.mo Servo ed Amico
Alessandro Macioti
Mons. Landi - Vittori ai primi di Agosto del 1839 si recò a Roma per rilevare i Sacri Depositi sigillati dal Sacrista Apostolico furono portati a Velletri incognito la sera del 12 Agosto 1839.In casa dell’Arciprete si fecero le debite ricognizioni.
Un documento scritto in lingua latina da D. Salvatore Pasqualini cerimoniere pontificio riferisce che all’arrivo delle reliquie era presente il Vescovo Suffraganeo Mons. Franci che fece aprire alla presenza di quattro testimoni e del citato D. Pasqualini le due cassette per la ricognizione canonica.
Verificato che tutto era conforme a quanto dichiarato nel testimoniale di Mons. Castellani fece richiudere e sigillare di nuovo, rinviando al giorno seguente la ricognizione scientifica alla presenza di un medico.
8.17 La ricognizione
Il 13 Agosto 1839 nella Casa Arcipretale furono riaperte di nuovo le cassette per consentire al Prof. Domenico Giovannetti medico chirurgo di compiere la ricognizione canonica della quale alla presenza dell’Arciprete Landi Vittori e del Cerimoniere Pasquali venne stesa una particolareggiata relazione.
8.18 La Composizione
I simulacri dove ancora oggi sono conservate le reliquie delle due piccole martiri furono fatti realizzare dalla famiglia Borgia che li espose nella propria Cappella nel Palazzo di Velletri in attesa che vi venissero collocate le reliquie.
Il 29 Aprile 1840 secondo una relazione conservata nell´ Archivio Capitolare. La prima ad essere composta fu Annia Prima secondo quanto segue:
1.Nella testa: Un tubo con la maggior parte del cranio
2.Nel collo: Un involtino sigillato con la mandibola inferiore e denti.
3.Sotto il busto a destra: Un involtino con parte del cranio tutto in un pezzo.
4.Nel petto: Un tubo con scapole ileo, ischio, e pube in sei pezzi e le vertebre
5.Quattro tubi di vetro: due nelle braccia, due nelle cosce: con tutte le ossa delle tibie, femori, rotule, omeri, falangi, metacarpi: divise nelli detti quattro tubi rispettivamente sigillati tutti con cera lacca e fettuccia rossa di seta, con coperchi di ottone.
Quali tubi tutti sono stati inseriti e cuciti nel corpo (artificiale) preparato per S. Annia Prima nobilmente vestito dall´Ill.ma Sig.a Contessa Adelaide Quasinson Borgia ed Almena Borgia Cumbo sua figlia.
Il giorno seguente 30 Aprile 1840 è stata composta S. Gerontide come segue:
1.Nella testa: Un tubo con il cranio nella massima parte.
2.Nel petto: Un tubo con le costole, clavicole, ileo, frantumi di epifisi, vertebre e pezzi dello sterno, e pezzi delle scapole, la mandibola inferiore coi denti e porzione del cranio.
3. Nel braccio destro: Un tubo con omero ed osso dell’avambraccio
4. Nel braccio sinistro: Un tubo con parte dell’omero ed ossa dell’avambraccio
5. Nella coscia destra: Un tubo con il femore, tibia, fibola e rotule
6. Nella coscia sinistra: Un tubo con l’altro femore, tibia e fibola.
Quali tutti sono stati inseriti nel corpo(artificiale)preparato per S. Gerontide V. M. nobilmente vestito dalle Signore Borgia
8.19 Si prepara la Solenne traslazione in Cattedrale
Dopo la sistemazione delle reliquie nei due simulacri di cera, si pensava come esporle solennemente alla venerazione. Il Capitolo predispose per il 31 Maggio domenica a chiusura del mese di Maggio del 1840 una solenne processione per le strade cittadine per condurre i corpi in Cattedrale dove rimasero esposti per otto giorni sull´Altare Maggiore.
L’arciprete chiese la necessaria autorizzazione al Cardinal Vescovo Pacca che non venne negata. Gregorio XVI concesse addirittura l’indulgenza plenaria. Mons. Landi Vittori nonostante fosse malato di gotta lavorò incessantemente affinché tutto riuscisse alla perfezione
Da una memoria autentica del Cerimoniere Pasqualini leggiamo: 30 Maggio 1840
1.Il giorno innanzi alla festa, cioè il 30 Maggio, si osserverà dai fedeli il digiuno liturgico, e nel medesimo giorno saranno suonate a festa, a mezzo giorno e all’Ave Maria, tutte le campane delle Chiese della città:
2.In detto giorno al pomeriggio saranno trasportati in forma privata i Corpi delle due Sante dal Palazzo Borgia alla Chiesa pubblica delle Carmelitane di Santa Teresa per la dovuta ultima ricognizione canonica.
3.Conforme ai regolamenti rituali, i Canonici della Cattedrale, la sera dello stesso giorno, si recheranno nella detta Chiesa delle Carmelitane, ed ivi vestiti gli indumenti capitolari, assisteranno alla verifica delle urne contenenti i corpi delle Sante fatta dal Vescovo Suffraganeo con atto del Cancelliere di Curia e al giuramento del Professore Chirurgo, che ha eseguita l´enumerazione delle ossa: e, dopo il canto dell´antifona Filiae Ierusalem si celebreranno dal Capitolo dinnanzi alle dette urne i Vesperi solenni de Communi SS. Virginum et Martirum.
4.Dopo gli anzidetti Vesperi, i Corpi delle Sante Martiri rimarranno esposti alla pubblica venerazione dei fedeli e durante l’intera notte successiva si faranno le sacre veglie da parte delle Religiose Carmelitane.
8.20 La processione
Il 31 Maggio 1840 alle ore 17 dalla Basilica Cattedrale di S. Clemente si mosse il sacro corteo diretto alla Chiesa del Gesú per rilevare le due piccole martiri. Eccone la descrizione fatta in un piccolo manoscritto dell’Archivio Capitolare:
Tra il festivo suono delle Campane e lo sparo dei mortaretti, precedevano le Confraternite cittadine, in un completo stragrande numero di soci, disposte secondo il grado di precedenza: tutte in devoto portamento e cantando salmi. Seguivano due nobili fanciulle vestite alla foggia delle SS. Martiri, e due nobili fanciulli vestiti in seta rossa recanti le une e gli altri corone di rose su guantiere d’argento. Teneva loro dietro il distinto Collegio dei Padri Dottrinari col magnifico Labaro dal monogramma Costantiniano. Venivano poi le bande musicali della città e quindi il Clero secolare con il Corpo dei Parroci, e con la Schola Cantorum in veste talare e cotta cantando inni, musicati per la circostanza dall’esimio Maestro Tuschi. Poi dietro l’ombrellone Basilicale e la Croce Capitolare incedevano solennemente i Chierici del Ven. Seminario, i beneficiati e Canonici della Cattedrale in sacri paramenti rossi vestito in mezzo ai Ministri, Diacono e Suddiacono. Tutti i componenti il Clero senza eccezione alcuna recavano in mano ceri accesi e cantavano inni e cantici rituali.
Giunta la processione nella Chiesa del Gesú, si fa sosta. Il Vescovo ed il Clero entrano in Chiesa; e, fatta breve orazione e incensati i sacri corpi nelle loro urne, collocate su di un letto magnifico, coperto di ricchissimo drappo damascato rosso, quattro beneficiati in dalmatica rossa prendono sulle spalle il prezioso sarcofago, mentre quattro dignitá del Capitolo, in piviale rosso, sorreggono ai quattro angoli i lembi di damasco e tutti si accodano al corteo processionale, che prosegue il giro della cittá conforme al giro della processione del Corpus Domini, tra gli osanna incessanti dell´immenso popolo devoto e commosso fino alle lagrime.
Sono attorno alle Santarelle fanciulle della 1 comunione che con dei mazzi di fiori in mano, cantano inni alle loro antiche sorelle S. Annia e S. Gerontide, come sanno cantare gli angeli terreni dell’innocenza cristiana. Giunti in Cattedrale i due corpi furono esposti sull’altare maggiore ove rimasero fino al 7 Giugno 1840 quando dopo il Te Deum di ringraziamento furono collocate nella Cappella Santuario della Madonna delle Grazie.
8.21 Il primo centenario della loro presenza a Velletri
Nel 1940, si compiuti i primi cento anni dalla donazione delle reliquie delle piccole martiri al Santuario della Madonna delle Grazie da parte del papa Gregorio XVI. Per solennizzare la ricorrenza venne pubblicata una piccola monografia sulla loro storia scritta dal canonico Mons. Celestino Amati e per la prima volta da dopo la solenne traslazione di cui abbiamo parlato le urne con i resti di Annia Prima e Gerontide uscirono dalla cattedrale per accompagnare in processione la Madonna delle Grazie. Da allora si è presa la consuetudine di portarle nelle processioni corrispondenti ai Giubilei e in quelle centenarie legate al culto della Madonna delle Grazi
8.22 1855: Il Furto delle Lampade
Nella notte del 14 Luglio 1855 da alcuni ladri vennero rubate quattro delle lampade d’argento che pendevano nella cappella, dalle nicchie vennero anche trafugati i doni votivi dei fedeli, oro, pietre, perle e argento. Dopo aver in principio accusato i gesuiti venne scoperto che il ladro era un certo brigante di Albano Francesco Scialiante.
La popolazione persa la speranza di ritrovare le lampade le rifecero. Il Capitolo offrì duecento scudi, mentre Ferdinando II Re delle di Napoli ne inviò trecento. Chiusa la raccolta con le offerte del popolo e del Cardinale Antonelli venne incaricato l’argentiere romano Francesco Borgognoni che dopo aver restaurato quelle vecchie fuse quelle nuove la più grande delle quali venne donata dai fratelli Camillo e Filippo Corsetti. Su disegno di Girolamo Romani il fabbro Paolo Mancini fece il cancello che venne dorato da Vincenzo Vita. Il Cardinale Macchi donò in riparazione del furto la sua croce pettorale.

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