APPENDICE DOCUMENTARIA 1: 20 " LE DONAZIONI "Beato Nicolò Boccasini Vescovo e Governatore di Ostia e Velletri 1300 -1303 eletto Papa con il Benedetto XI

Al di là delle dettagliate agiografie, le notizie attorno all'infanzia e alla giovinezza del papa sono assai scarse. Figlio di Boccassio e di Bernarda, nacque a Treviso o, forse, a San Vito di Valdobbiadene (dove alcuni avrebbero individuato la sua casa natale[2]). Era di umili origini: il padre, notaio, era alle dipendenze dei conti di Col San Martino secondo un rapporto di semiservitù.

Dopo la morte prematura del padre, avrebbe ricevuto una prima istruzione presso lo zio paterno Boccasino, sacerdote presso la chiesa di Sant'Andrea in Riva a Treviso. La prima menzione scritta è in un testamento del 2 ottobre 1256; nel documento, Castellano di Col San Martino offriva a Nicolò 25 libbre veneziane purché si facesse frate domenicano. Finalmente, nel 1257, entrò nel convento trevigiano dei Frati Predicatori[3]. Sette anni dopo divenne priore. Fu professore di teologia a Treviso, a Venezia ed a Genova. Nel 1286 fu nominato Maestro provinciale di Lombardia. Quando divenne Maestro generale dell'Ordine, nel 1296, emanò alcune ordinanze che proibivano, a qualsiasi domenicano, la discussione pubblica sulla legittimità dell'elezione di Bonifacio VIII. Nel gennaio 1297 fu inviato, insieme al Ministro generale francescano Giovanni de Murro, come legato pontificio nelle Fiandre per ottenere un accordo di pace fra Filippo IV di Francia, Edoardo I d'Inghilterra e il popolo fiammingo.

Nel concistoro del 4 dicembre 1298, papa Bonifacio VIII lo nominò cardinale assegnandogli il titolo presbiterale di Santa Sabina; nel 1300 optò per i titoli di cardinale vescovo di Ostia e quindi di cardinale vescovo di Velletri. Nel 1301 fu inviato come legato pontificio in Ungheria per appoggiare l'ascesa al trono di Carlo Roberto d'Angiò, nipote di Carlo II di Napoli.






All'epoca dello Schiaffo di Anagni (settembre 1303), Boccasini fu uno degli unici due cardinali che difesero il papa all'interno del Palazzo Laterano. Ma con la sua elezione a papa, egli sciolse Filippo IV di Francia dalla scomunica che gli era stata comminata da Bonifacio e praticamente ignorò la bolla Unam Sanctam. Cionondimeno, il 7 giugno 1304 scomunicò il Cancelliere di Francia, Guglielmo di Nogaret, e tutti gli italiani che avevano partecipato al sequestro di papa Bonifacio ad Anagni. Nel corso del suo pur breve pontificato egli mantenne un saldo legame, anche affettivo, con la propria città d'origine, Treviso, di cui progettò ampi lavori di ristrutturazione e di abbellimento (rimasti inattuati per la morte improvvisa, a 64 anni); in particolare si deve a Benedetto la costruzione della monumentale chiesa domenicana di San Nicolò, fulgido esempio dei grandiosi progetti predisposti dal pontefice.


Nel dicembre 1303 assolse i cardinali della famiglia romana dei Colonna ed i loro parenti dalla scomunica a suo tempo comminata da Bonifacio VIII. Tuttavia, non prevedendo tale assoluzione la restituzione dei beni a suo tempo confiscati, la famiglia Colonna si volse contro di lui, così come, per opposti motivi, la fazione fedele al precedente pontefice. I violenti tumulti che ne seguirono in Roma convinsero il papa a trasferirsi temporaneamente a Perugia (1304)[. Dopo un pontificato di solo otto mesi, Benedetto morì improvvisamente a Perugia. È probabile che il pontefice sia morto di banale indigestione di fichi[5]; all'epoca si sospettò, tuttavia, che la sua morte improvvisa fosse stata causata da avvelenamento da parte di agenti del Nogaret. Il successore di Benedetto, Clemente V, e i papi che lo seguirono, regnarono sotto l'influenza dei re di Francia e trasferirono la sede papale da Roma ad Avignone. Benedetto XI fu sepolto nella basilica di San Domenico, in un grande monumento della scuola di Arnolfo di Cambio, forse riferibile a Lorenzo Maitani. Alcune guarigioni avvenute presso la sua tomba e ritenute miracolose[6] fecero sì che nel 1736 papa Clemente XII lo proclamasse beato. La ricorrenza relativa è celebrata il 7 luglio.


Pianeta Boccasini

È uno dei più preziosi cimeli che si conservi nel Museo Capitolare. Donato, pare, alla cattedrale da Nicola Mocassini, vescovo di Velletri, salito al pontificato col nome di Benedetto XI il 22 ottobre 1303. È quindi anteriore al 1304, anno di morte del Pontefice. Si accompagnava sicuramente alla dalmatica conservata nella chiesa di San Domenico a Perugina, dove si trovano anche i resti di un piviale e di una mitria risalenti, si dice, allo stesso Pontefice. È da presumersi che la forma della pianeta fosse quella a campana, quale ritroviamo nel XII e XIII secolo a Castel Sant'Elia in alcuni esemplari. Anche l'apertura del collo è identica. Il ricamo è a "opus romanum" come nel paliotto della Vergine ad Anagni, quest'ultimo tuttavia di ancor più alta qualità. Secondo il Santangelo, insieme col fregio della dalmatica di San Domenico a Perugina, e un fregio di pianeta nel duomo di Usala, questo di Velletri rappresenta una delle ultime manifestazioni di "opus romanum", delle quali il più antico esempio si ha nello scapolare del museo di Arezzo, rinvenuto nella tomba di Gregorio X, e il più alto documento nel paliotto di Anagni. I frammenti di broccatello sono di tessuto simile, ma non uguale a quello della dalmatica di Perugina.






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