Nella Cattedrale di San Clemente si trovano numerose immagini della Vergine Maria, sia collocate sugli altari delle grandi cappelle laterali come abbiamo avuto modo di scrivere nel capitolo riguardante le Confraternite che nelle poche tracce della decorazione in affresco dell’antica cattedrale giunta fino a noi specialmente nella parte bassa del catino absidale che nella cappella sotterranea dove era posta la bella immagine della Madonna con il bambino detta “Madonna del Soccorso” opera di Antoniazzo Romano conservata attualmente nella pinacoteca del Museo Diocesano.
Il restauro della Cappella della Madonna delle Grazie nel XIX secolo
L’arciprete del capitolo della Cattedrale Mons. Luigi Landi Vittori proseguì l’opera di restauro e risistemazione della Cappella della Madonna delle Grazie iniziato dal Canonico Mazzoni egli commissionò al Luigi Fioroni due tele per ricoprire gli affreschi laterali che si erano deteriorati nei colori le tele dovevano raffigurare una l’Incoronazione della Vergine e l’altra L’Annunciazione. L’incarico dovrebbe essere stato dato all’artista tra il 1835 e il 1836 dopo che l’artista divenne consigliere artistico della Società Amatori e Cultori delle Belle Arti. Nel 1837 la prima fase dei lavori doveva essere completata e la cappella aperta al culto a causa dei numerosi pellegrinaggi dovuti allo scoppio di una epidemia di colera. Le stesse lunette vennero rimosse dal loro posto quasi subito alla fine del XIX secolo nel 1907 Attilio Gabrielli le nota nella sagrestia della cattedrale successivamente trasferite nel museo diocesano.
5.1. Luigi Fioroni Incoronazione di Maria Vergine lunetta in precedenza nella cappella santuario della Madonna delle Grazie attualmente nella pinacoteca del Museo Diocesano
La Vergine, al centro, seduta su nubi, con il volto reclinato a sinistra e le mani giunte. A destra il Dio Padre le tiene una mano sul capo in atto protettivo, tra le gambe sorregge il globo terrestre. a sinistra Cristo la incorona di stelle. In alto al centro lo Spirito Santo. Fa pendant con la tela centinata raffigurante l'Annunciazione della Vergine. È citato nell' "Inventario di tutto ciò che è nella Cappella della Madonna delle Grazie" (Archivio Capitolare – Velletri)
5.2 Luigi Fioroni Annunciazione lunetta in precedenza nella Cappella Santuario della Madonna delle Grazie attualmente nella pinacoteca del Museo Diocesano
A destra la Vergine, con le braccia aperte, china sensibilmente gli occhi al suolo davanti a un angelo che le sta di fronte inginocchiato su uno strato di nuvole. Al centro, in uno squarcio di cielo, appare la Colomba dello Spirito Santo. Fa pendant con la tela centinata raffigurante l'Assunzione e l'Incoronazione della Vergine. È citato nell' "Inventario di tutto ciò che è nella Cappella della Madonna delle Grazie" (Archivio Capitolare – Velletri)
Affresco quattrocentesco rappresentante Madonna con Bambino e Santi presso la Sacrestia
L’opera in questione si propone nel classico impianto della pala d’altare con una immagine della Vergine seduta con il Bambino in grembo affiancata da quattro santi. Le figure sono racchiuse in una incorniciatura dipinta a fingere una cornice marmorea. L’affresco oggi sopravvissuto doveva in origine avere una maggiore estensione sui lati e nella parete inferiore. Esso nonostante la vicinanza con l’altare di San Sebastiano e la raffigurazione del Santo non sembra appartenere ne a questa ne all’altra delle cappelle dell’antico edificio medioevale della Cattedrale di San Clemente. Sembra più un’opera a se stante: realizzata su una porzione disponibile della parete, probabilmente poco dopo il 1485 come ex voto per la scampata pestilenza. Deduzione che appare confortata dalla stesura dell’intonaco preparatorio all’affresco in corrispondenza del finto marmo sulla sinistra si modella naturalmente sul limite esterno del portale della sagrestia voluta da Giuliano Della Rovere e dalla presenza nell’iconografia dell’affresco di tre santi evocati proprio come protettori contro malattie e pestilenze. Mai citato dalle fonti, ma spesso segnalato dalla letteratura critica sulla cattedrale il dipinto è stato comunemente proposto ad artista laziale della cerchia di Antoniazzo Romano sulla scorta del primo giudizio di Luisa Mortari. In realtà mostra più puntuali contiguità con le sigle formali di provenienza umbra minutate da Pinturicchio o da Pier Matteo D’Amelia ed ampliamente presenti a Roma in questi anni. Difficile è una lettura stilistica compiuta, non solo perché l’affresco appare mutilo della parte inferiore e di una porzione del lato destro, ma anche perché presenta un vistoso ingombrante rifacimento nella zona centrale in corrispondenza della Vergine e del Bambino. Sembrerebbe inoltre essere realizzato a più mani con brani di più raffinata esecuzione e cultura nel gruppo centrale e nelle raffigurazioni di San Giovanni e S. Antonio Abate, parti più dismesse sul piano tecnico e formale relative alle due figure esterne di San Sebastiano e San Rocco. Tradizionalmente si vuole che l’opera si stata scoperta nel XVII secolo in occasione dei lavori di costruzione dell’adiacente cappella della Madonna delle Grazie notizia che spiega le mancanze sulla destra, la perdita della parete inferiore e la grande lacuna quadrangolare al centro quest’ ultima forse uno scasso nella muratura prontamente risarcito al momento del ritrovamento dell’immagine.
5.5 Madonna con bambino e santi affresco vicino al portale della sagrestia della Cattedrale di San Clemente
Il dipinto appartiene ad un anonimo laziale della fine del XV secolo che risente degli influssi della scuola di Antoniazzo Romano e del Pintiricchio
La cappella sotterranea della Cattedrale e la Madonna del Soccorso di Antoniazzo Romano
Si tratta dell’ambiente più suggestivo della Cattedrale essa venne eretta nel XII secolo per accogliere le reliquie dei Santi Ponziano ed Eleuterio. Singolare è la sua architettura con volte a crocera irregolari sostenute da pilastri e colonne di varie epoche che sembrano sorgere dal pavimento. Gli affreschi dell’ambiente contribuiscono a rendere la cappella suggestiva e misteriosa. La cripta subì momenti di abbandono e di splendore, basti ricordare che per un certo periodo si persero addirittura le sepolture dei Santi compatroni. Oreste Nardini curando alcuni lavori di risanamento dell’ambiente promossi dal Capitolo scopri i due sepolcri svelando il mistero delle colonne emergenti dal pavimento. Gli affreschi costituiscono quanto di medioevale è rimasto in città e si possono dividere in tre cicli meritano menzione il Santo Stefano, la traslazione dei Santi Eleuterio e Ponziano nonché l’Agnus Dei. L’altare è a due mense quella anteriore è di porfido mentre il baldacchino è sostenuto da colonne di marmo antico. Importantissimo è il fusto dell’acquasantiera riconducibile ad un candelabro del II secolo. Sull’altare quale si accede dalle scale ai lati del presbiterio della Cattedrale c’era la bella immagine della Madonna con il Bambino venerata col titolo di Madonna del Soccorso opera di Antoniazzo Romano. Databile ai primi anni ottanta del XV secolo costituisce il prototipo della Madonna di Santa Maria del Bonaiuto presso Santa Croce in Gerusalemme a Roma, ma soprattutto è assolutamente compatibile con la tavola centrale del trittico dei Santi Maria e Biagio a S. Angelo Romano. Oggi dopo un restauro la tavola si trova esposta al Museo Diocesano.

5.6. Madonna con bambino detta “Madonna del Soccorso” in precedenza nella cappella sotterranea della Cattedrale oggi nella pinacoteca del Museo Diocesano
In primo piano è un davanzale dietro il quale è rappresentata la Madonna in piedi a mezza figura con manto blu stellato e veste rossa. Fra le sue braccia è il Bambino benedicente, in piedi su un cuscino poggiato sopra il davanzale. Il fondo è oro. La cornice è formata da una piccola gola dorata costruita originariamente con il quadro. Il dipinto si venerava in antico sotto il titolo di "Madonna del Soccorso" sull'altare della cripta. Nelle guide locali, tradizionali attribuzioni non suffragate da alcun documento lo assegnano al Perugino o al Ghirlandaio o a Bartolomeo della Gatta. Il Von Marle e il Berenson, che per primi hanno fatto il nome di Antoniazzo, riferiscono al dipinto una data, il 1483, che non è rintracciabile né sulla tavola né su alcun documento. Si tratta in realtà di una tipica opera di Antoniazzo da assegnarsi con ogni probabilità al decennio tra il '70 e l'80, come afferma L. Mortari
5.7.Affresco della Gloria del Salvatore e della Vergine Giovanni Balducci perduto a causa del bombardamento dell’ 8 Settembre 1943
Come abbiamo avuto modo di dire, il complesso monumentale della Basilica Cattedrale di San Clemente nel bombardamento dell’ 8 Settembre del 1943 subì importanti danneggiamenti specialmente nella zona absidale. La storia di questo dipinto la si ritrova nei decreti applicativi della Visita Pastorale del Cardinale Alfonso Gesualdo, la più antica arrivata fino a noi risalente al 1595. In essi si legge come si diede seguito nei mesi successivi alla visita alla campagna decorativa dell’abside, infatti Giovanni Balducci, detto il Cosci, allievo del Naldini, artista fiorentino di nascita e napoletano di adozione era già all’opera per sostituire le decorazioni quattrocentesce, Senza rimuovere gli affreschi precedenti il Balducci steso un nuovo strato di intonaco dipinse nel catino dell’abside la Gloria del Salvatore e della Vergine attorniati da fitte schiere concentriche di angeli. Al di sotto, secondo uno schema programmatico – compositivo che si era andato affermando negli anni immediatamente precedenti derivante da un revival del culto dei martiri e del primitivismo cristiano che aveva portato ad una reinterpretazione dei motivi inconografici paoleocristiani erano sei grandi figure in piedi al centro Pietro e Paolo ai lati i quattro santi protettori di Velletri Gerardo, Clemente, Eleuterio e Ponziano. Tra le figure di San Pietro e San Paolo era ritratto lo stesso Cardinale Gesualdo inginocchiato e con lo sguardo rivolto verso l’osservatore.
5.8. Giovanni Odazzi dipinto rappresentante il SS.mo Salvatore, la Madonna SS. ma con i quattro Santi protettori di Velletri soffitto della cattedrale perduto in seguito ai danni del bombardamento dell’ 8 Settembre 1943.
Il lungo percorso di trasformazione dell’antica chiesa, iniziato con le addizioni quattrocentesche e proseguito nel seicento con la costruzione delle grandi cappelle fino alla completa ricostruzione della navata centrale aveva prodotto un organismo architettonico nuovo all’interno del quale poche tracce denotavano l’originario impianto. Questo sviluppo trovò la sua conclusione nel corso dei primi decenni del secolo XVIII, quando venne realizzato il contro soffitto ligneo della navata centrale fino all’ora rimasta coperta dal semplice tetto a vista, considerato ormai inadeguato alla nuova cattedrale. Il conferimento di un nuovo aspetto alla copertura coerente con l’architettura rinnovata dell’interno dovette rappresentare un’esigenza fin dall’epoca di realizzazione della ristrutturazione del Medici dopo il crollo del campanile avvenuto a causa di un fulmine nel 1656 e,anzi non vi è motivo di dubitare che facesse parte integrante del progetto di rinnovamento globale della vecchia chiesa; erano del resto già voltate le navate laterali e certo il tetto nudo, organico al primitivo impianto basilicale, figurava ormai come un ingombrante lacerto di un assetto ormai superato. Sicuramente a causa di altre priorità come la costruzione della grande cappella di San Geraldo questo progetto venne accantonato per essere ripreso molti anni dopo la ricostruzione della chiesa mentre era Vescovo di Ostia e Velletri il Cardinale Fulvio Astalli che predispose anche gli strumenti necessari per reperire i fondi. Il Cardinale però non ebbe il tempo necessario per portare a termine il progetto che venne completata dal suo successore il Cardinale Antonio Tanara.
Il nuovo Vescovo contribuì personalmente alla realizzazione del soffitto questo permise insieme alla consistevole offerta del Papa Innocenzo XIII di mettere mano ai lavori nel 1723 come risulta dal contratto d’appalto stipulato dal rappresentate del Cardinale e i capi mastro falegnami Antonio Magni di Velletri e Domenico Cotuli di Albano. L’opera si concluse in meno di un anno venne incaricato alla fine il pittore Giovanni Odazi di realizzare il dipinto centrale che doveva costituire il culmine semantico ed estetico dell’opera. Nella scelta dell’artista ricorre nuovamente il legame con San Clemente di Roma, ove si conservano due tele rappresentanti il martirio e la traslazione del Santo opera dello stesso Giovanni Odazi incaricato il 6 Giugno del 1723 si eseguire il pannello centrale del soffitto di Velletri. Il dipinto che era lungo palmi 55 e largo palmi 23 fu eseguito tra il 1724 e il 25 per una somma complessiva di scudi 460 con l’ausilio di Carlantonio Coronati di Cori aiuto dell’ Odazi anche in altre imprese. Il soggetto è specificato con precisione nelle clausole contrattuali il quadro doveva rappresentare “il SS. mo Salvatore, la Madonna Santissima, li quattro santi protettori della città di Velletri e San Pietro Damiano con li geroglifici o simboli di ciascun santo, con vestirli con quell’abiti che da Sua Eminenza saranno prescritti e non altrimenti (…) ornar lì detti Santi et il detto quadro con la gloria degli Angioli, Putti, Cherubini ed altro che occorrerà per far buona armonia e degradazione a tutto il vano del quadro in conformità del disegno del medesimo Sig. Odazi fatto e sottoscritto.”
5.9 Sebastiano Bartolucci decorazione in affresco della Cappella dell’ Immacolata Concezione
Eccoci a parlare della cappella dell’ Immacolata Concezione la decana delle cappelle della cattedrale e della sua decorazione realizzata su commissione della omonima confraternita da Sebastiano Bartolucci. Essa venne costruita in occasione della drammatica pestilenza del 1486, la venerazione della cittadinanza all’immagine sacra conservata sull’altare era associata ad una particolare protezione della Vergine in rapporto ad eventi calamitosi che, in modo più o meno ricorrente venivano a segnare la storia delle nostre contrade. Anche nel corso del XVII secolo quando si riaffacceranno epidemie che metteranno a nudo la vulnerabilità della condizione umana, si tornerà spesso a far ricorso all’ Immacolata Concezione, portando in processione il dipinto per le strade della città e riproducendone l’immagine sui muri delle case, come ex voto per la liberazione dal morbo. Nel clima di generale rinnovamento della chiesa, la Confraternita dell’ Immacolata Concezione unica fino ad allora a disporre di una monumentale cappella commissionò la decorazione la decorazione della volta al pittore Sebastiano Bartolucci con incarico del 4 Febbraio 1610 per il compenso di 100 scudi. Gli affreschi unitamente a quelli delle pareti sono ricomparsi nei recenti interventi di restauro in occasione del Giubileo del 2000. Anche in questo caso l’affidamento dei lavori viene fatto sulla scorta di un “disegno grande fatto et visto da tutta la compagnia”: il documento si sofferma anche sulla qualità della pittura e dei materiali da adoperasi, in particolare l’uso del blu oltremare nei manti delle Madonne. Le attuali condizioni del ciclo pittorico descialbato ma non ancora completamente restaurato non agevolano il riconoscimento delle parti eseguite direttamente dal Balducci che certo dovette ricorrere ad aiuti quanto meno nelle parti non figurate, a causa della ristrettezza del tempo concesso dal contratto, stipulato all’inizio del mese di Febbraio con la consegna prevista per la successiva Pasqua.
Completamente desciabalta la volta della cappella appare ripartita in scomparti da una incorniciatura architettonica illusionistica al centro della quale appare trionfante l’immagine della Vergine incoronata. Nei quattro scomparti sono descritti episodi della giovinezza di Maria, la presentazione al tempio, lo sposalizio della Vergine, l’annunciazione, la visitazione. Alternate altre storie mariane, nei penducci sono le immagini entro ovali dei quattro evangelisti. Sulle pareti in un ideale prosecuzione con i soggetti della volta si dovrebbero susseguire storie evangeliche con episodi dell’infanzia di Cristo. Allo stato attuale portati alla luce gli affreschi della sola parte di destra che appaiono interessati da estese mancanze che non lasciano comprendere con chiarezza l’effettiva articolazione compositiva delle scene. Qui al centro di una finta cornice, doveva verosimilmente dispiegarsi una raffigurazione della Madonna circondata da una folla di devoti ne restano solo le effigi degli esponenti della Confraternita, posti in grande evidenza ed un gruppo di popolane. Ai lati di questa incorniciatura si possono distinguere in alto degli angeli e subito dopo la Natività e la Fuga in Egitto affiancate dalle figure di Mosè e di David. Il registro inferiore vede susseguirsi immagini di Santi, separati tra di loro da paraste. La parte bassa è rivestita da una zoccolatura in finto marmo. E’ probabile che la parete non ancora recuperata, proponga un impianto analogo i saggi effettuati per una sommaria valutazione dell’estensione delle pitture sembrano lasciar presagire una buona possibilità di recupero di una Adorazione dei Magi ma lasciano intuire anche ampie lacune in corrispondenza dell’area ove, in epoca moderna, è stata aperta una finestra. Tutti i dati confermano che i dipinti recuperati sono proprio quelli commissionati a Sebastiano Bartolucci nel 1610 dalla Confraternita della Concezione per i quali era stato approvato dagli ufficiali un disegno progettuale e pattuito un compenso di cento scudi comprensivo anche dei costi per i pigmenti di maggior pregio.
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