Nella Basilica Cattedrale di San Clemente, si venera da tempi immemorabili la bella icona della Madonna con il Bambino che il popolo veliterno chiama “Madonna delle Grazie” alla quale è legato da una profonda devozione che dura ormai da lunghi quattro secoli essa è il fulcro centrale della storia che vi stiamo raccontando. La massima espressione di questa devozione è la festa della prima Domenica di Maggio con la celebre processione dei Ceri la sera della vigilia. “Il popolo riconoscente ricambi i benefici della vostra protezione con quella gratitudine e devozione filiale che è preziosa eredità dei padri e vanto della nostra città”
Questo versetto della preghiera in onore della Madonna delle Grazie, è l’essenza della Festa della prima Domenica di Maggio. Il compianto Vescovo Andrea Maria Erba, dopo la sua prima processione (Maggio 1989) in un bellissimo articolo da attento storico quale era ebbe a sottolineare come la processione dei ceri sia un autentico patrimonio di fede e pietà popolare che si tramanda intatto da secoli. Un sapore d’antico che si sente ogni anno dai primi giorni della Festa, quando una serie di gesti consuetudini – tradizioni si ripetono puntualmente così come hanno fatto tutte le precedenti generazioni.
La voce possente del campanone della Cattedrale, annuncia che i canonici e il vescovo stanno prelevando dalla cappella (eretta nel 1637) la Sacra Immagine per porla sulla macchina processionale, fuori piove, ma siamo certi che il miracolo si ripete. Le donne iniziano ad affollare la piazza della Cattedrale, intanto nelle sagrestie e negli oratori dei Santi Pietro e Bartolomeo (Via Borgia) e di S. Apollonia (Via Luigi Novelli) si discute su chi debba portare Cristo – Crocioni – Stannardi a volte si alza la voce, ma anche queste sono cose antiche, bisogna mettersi “o cargasso”, piglià o lanternino, sbrigasse “se no parte a cera e nun se po’ passa pe mettesse n’fila
La voce accorata del curato della Cattedrale cerca di far ragionare le donne e convincerle a mettersi in fila e camminare, anche questa è una cosa antica. Ma ecco la pesante macchina (quella realizzata come ex voto per il patrocinio 26 Agosto 1806) uscire portata a spalla dalla cattedrale e smette di piovere. Intanto si cammina le donne ormai a fatica chi dirige la processione è riuscito a convincerle a camminare entrano le confraternite in rigoroso ordine di fondazione dalla più giovane alla più antica, poi la basilica il clero e il vescovo. Finalmente “o machinista” dà il via e la Madonna parte.
Sotto via Borgia ci accoglie la timida voce della campanella della Chiesa dei SS Pietro e Bartolomeo, poi sovrastata dal suono dei bronzi di San Michele Arcangelo ed è ecco il comune, il Sindaco e le autorità cittadine accolgono la Madonna, ma il suono solenne dell’Arciprertura del SS.mo Salvatore invita a riprendere il cammino, intanto iniziano a farsi sentire i bronzi di Santa Lucia ancora una sosta a Piazza Garibaldi e poi lungo il Corso, Santa Maria in Trivio passa la voce a San Martino ed ecco la Cattedrale tutta Velletri attende il rientro della sua Regina.
Arrivano le Confraternite ogni una si ferma ad un posto preciso anche qui cose antiche, il Gonfalone esce a Piazza Mazzini dove attende la Madonna per poi riprendere Via Borgia e tornare ai Santi Pietro e Bartolomeo, la buona morte prosegue ed esce alla fine di Via Fabio Filzi lì c’era il famoso “archetto de san cremente” bisognava fermarsi e lasciare il passo alle confraternite della Cattedrale.
La processione dei ceri come scrive Luigi Capretti: “è un rito di popolo spontaneo e bello che non servono i preti pe officiallo” Infatti come sempre è il popolo di Velletri a compierlo e a fare da trono alla Celeste Signora che solennemente rientra in Cattedrale. L’organo intona il Salve Regina per i portatori l’ultima fatica scendere gli antichi gradini della porta laterale di San Clemente e poggiare finalmente la Macchina al centro della Chiesa si toglie l’immagine e la si colloca sulla macchina lignea dell’altare maggiore. Il Vescovo impartisce la benedizione. Tutto è andato bene.
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